Recita un cuore disabile

1435553959654

Non mi nutro,

solo attingo

da occhi puliti,

mi chiedo se

sia un eterno Purgatorio

in cui il Karma metodico

si affanna, o forse recita,

si allena

a fornire risposte…

Non manca altro

se non il bisogno di azzannare,

sincerare,

validare la richiesta stessa,

affondare  unghie negli occhi

e poi strappare.

Violazione suprema del candore,

violazione della purezza,

Eccomi…

vorrei essare nata

in una foglia di nifea,

galleggiare solamente,

per poi lasciarti libero.

Teorema

10302109_669204933178921_8617523722179165782_n

Adeguo il diasagio,

titoli in trasparenza

qualcuno

 lo sa

cosa significa amare?

Forse

è solo sconforto,

pazzia,

masturbazione psicologica

forse è solo uno specchio

nella casa degli orrori

agiate premesse

per sopraffine disfatte.

Prendete dunque possesso

di ogni territorio ancora fertile,

prendi, tu,

oh tu,

i miei fianchi.

tu,

fa in modo che fino all’alba

danzino le  illusioni.

Cos’altro resta

nell’abortita meraviglia

di un giorno

già partorito

e assolutamente inevitabile?

 asso

Di rabbie ingnote e morti bianche

11017862_770827606327993_8591492145883329411_n

Eventi, strade,

le stesse ripercorse

come da una vita intera.

Gli stessi,

lasciati bruciare di

morte bianca.

Mentre un sorriso

accoglie i miei occhi

vacui al mattino,

la sostanza delle tenebre

li vela di rabbiosa autocritica

mentre il sole docile china il capo.

Ed è tutto nelle mie mani

ed è come se un ponte

collegasse le imperfezioni latenti.

Di orgoglio pecco

ma mi rifiuto di svanire

rigido cadavere , carcassa di farfalla.

Dall’amore, marchiata

Dalla solitudine, temprata

Dalla speranza, ad ogni alba rinvigorita.

 

Carne, Pandora e Richiami

images5

Vuoi davvero scoperchiare l’anima?

Andare sotto le mattonelle del bagno

e scoprire il marcio,

gli scarafaggi latitanti da sogni

di terre promesse?

Vuoi davvero sapere ogni cosa,

per poi al mattino dirmi che mi trovi bellissima,

anzichè ripugnante?

Perchè alla luce del mattino

ogni cosa sembra innocente

e nel frattempo intrisa

dai colori diluiti

nelle colpe dalla notte.

No.

Tu  non vuoi scoperchiare il Nulla.

Lascia Pandora

in balìa dei suoi postumi orripilanti,

lasciala barcollare incerta

tra camera da letto e divano,

lasciala vagare senza meta, nè sicurezza,

con slip  logori che scivolano sulle cosce

e colate di alcolici negli avambracci,

lasciala andare.

Lo sai tu, ma prima ancora,

lo sa Lei…

non c’era speranza.

Vaso in frantumi.

Chiunque abbia bramato aprirti,

Pandora,

non ha ottenuto altro se non

il dono dello stupore

iniettato diretto in vena.

Del disprezzo  malcelato

urlano le mille voci inascolate.

Grido che nel sangue

lacera logore corde vocali.

Mille cartelli di avvertimento

affissi,

e crocefiggerai  comunque

entrambi…

Chi credi resterà

a fissare i brandelli?

Di ragni e inevitabile tessitura

Capelli aggrovigliati

in nidi di ragno

accuratamente filati.

E io

riesco sempre a trovarti

in immensità di ragnatele intessute 

nell’horror vacui,

e buchi neri dell’anima.

Ti ritrovo in un modo di camminare,

specie tra la pagine di un libro,

complice e carnefice

di aberranti desideri

e di intenti abortiti.

Ti ritrovo in una sorgente.

Ti ritrovo nell’asprezza

delle mie solitudini.

Delle mie altitudini.

Pendici sterili di ragno,

per sempre avvinte, secche e petulanti,

ad anonima morte

intrecciate e condannate,

ultimo inchino alla razionalità.

Da qualche parte

Ognuno sceglie

di cullarsi

nelle proprie bugie,

Così come

in un universo parallelo

io e te ancora esistiamo.

Ho scelto

di tenere strette

le malinconie oscure.

Ho scelto le spine

e i ricordi del bosco

di sorpassi a fuoco tatuati.

Presente sovrano

di calor bianco

e consapevolezza intriso.